Sentiero-del-Viandante_fotoLucaCasartelli

Il Sentiero del Viandante

Il Sentiero del Viandante è un interessante itinerario risalente al periodo romano che, seguendo a mezza costa il ramo orientale del Lago di Como, offre a chi lo affronta l’opportunità di assaporare qualche ora di pace immersi in una quiete e in un ambiente tutt’uno con il cielo e il lago che lo abbracciano.

 

Questo cammino, un tempo via di passaggio dal Milanese alla Svizzera è stato attrezzato nel 1989 e attualmente copre una lunghezza complessiva di circa 45 km, percorribili in più tappe.

 

Il sentiero ha inizio ad Abbadia Lariana (Lc), nei pressi della Chiesetta di S. Martino, e termina a Piantedo (So), al santuario della Madonna di Val Pozzo.

 

Ricordiamo, inoltre, che i paesi della sponda orientale sono serviti dalla linea ferroviaria Trenord Tirano-Sondrio-Lecco-Milano , molto pratica e comoda per chi non volesse rientrare a piedi al termine dell’escursione. Coloro i quali provengono, invece, da località della sponda occidentale del lago, possono avvalersi del servizio navigazione e scendere direttamente allo scalo di Varenna.

Vi proponiamo ora tre percorsi che hanno come punto di partenza proprio Varenna:

 

SENTIERO DEL VIANDANTE DA VARENNA A BELLANO

 

Tempo di percorrenza: 2,30 – 3,00 ore (considerando le possibili soste) Periodo consigliato: autunno, primavera

Passeggiata breve ma molto suggestiva, che raccoglie nello spazio di poche ore il meglio dei caratteri paesaggistici di questa parte della Lombardia: panorami di prima grandezza, singolarità botaniche e geologiche, testimonianze della fede, luoghi dell’immaginario popolare, ritagli di campi, case contadine, vigne e oliveti.

Punti di interesse e particolarità lungo il percorso:

Il Castello di Vezio

Le cave di marmo nero di Varenna L’abate Amoretti, nel 1824, affermò trattarsi “di quel duro e vago marmo che diciamo occhiadino, perché sembra di tanti occhi formato; ed è composto di marmo nericcio e di spato bianco, che pur talora occupa i vani de’ corpi marini che v’erano frammisti”. Davide Bertolotti, nel 1821, annotava nel suo Viaggio al lago di Como: “Rademmo poscia le cave de’ marmi, i cui strati, sovrastando quasi per linea perpendicolare al lago, disagevol fanno e risicoso il lavoro dell’estrazione; talchè spesso ne vedi gli operaj, attaccati in aria con funi, picchiar co’ ferri il duro masso, sospesi sul precipizio”.

I muri a secco Percorrendo il sentiero, noterete certamente la bellezza dei muri che lo delimitano. Sono possenti manufatti in pietra che in alcuni casi arrivano fin quasi a due metri d’altezza. Le pietre si reggono e si bilanciano per semplice compressione senza la necessità di malta o di altri leganti: laddove non combaciano perfettamente si inseriscono listelli più sottili fino a rendere il muro solido e compatto. Esso è infatti sottoposto a pressioni fortissime e lo si può constatare dove, per difetto o per incuria, i muri sono spanciati, dove cioè la terra riesce a gonfiarli fino a farli “esplodere”. Fra le fessure spuntano pianticelle di vario tipo fra cui la matricale (Tanacetum parthenium), la borracina (Sedum acre), la valeriana rossa (Centranthus ruber), l’erba cimicina (Geranium robertianum).

La funicolare di Regoledo Ad un tratto del sentiero si supera un profondo e largo vallo artificiale: è quanto resta della funicolare che collegava agli inizi del secolo, la stazione ferroviaria a lago con il grandioso stabilimento idroterapico, fondato a Regoledo nel 1858 da Francesco Maglia. Il Grand Hotel Regoledo, come si chiamava allora, ebbe ospiti illustri fra i quali Arturo Toscanini, Ippolito Nievo, Amilcare Ponchielli, Padre Agostino Gemelli, MassimoD’Azeglio, Antonio Stoppani, Cesare Cantù. Il curioso edificio, molto lungo e stretto, è visibile in alto, a dominio di una verde e ampia radura.

I cippi confinari Si trovano sul bordo della mulattiera: sono tre e riportano incisa la data del 1732 e le sigle dei comuni di Perledo e Bellano, qui confinanti. Troverete ancora altri cippi più avanti poiché il limite amministrativo correva lungo la via. Accanto ai cippi è una modesta cappella che conserva una preziosa Crocifissione della fine del XV secolo.

Un confine litologico Osservando con attenzione o muretti lungo la via, noterete che a un certo punto i sassi che li formano diventano diversi da quelli osservati in precedenza: dapprima pietre calcaree grigiastre o porfidi rosso violacei, ora rocce granitiche (gneiss e scisti) molto chiare. Il fatto è che avete superato la linea di partizione fra la copertura sedimentaria, tipica della fascia prealpina, formatasi nel periodo Triassico (250-210 milioni di anni fa), e quella del basamento cristallino più antico e qui affiorante.

Giunti a Bellano, la tappa termina proprio nei pressi dell’Orrido, gola creata dal fiume Pioverna, che vi suggeriamo vivamente di visitare.

Scarica la brochure:  Sentiero_del_Viandante_Varenna-Bellano

SENTIERO DEL VIANDANTE DA VARENNA A LIERNA

Tempo di percorrenza: mezza giornata Dislivello massimo in salita: 563 mt (tratto Varenna – Coria) Periodo consigliato: inverno, primavera

Interessante escursione che offre ben 3 diversi percorsi, di diversa lunghezza e difficoltà.

Punti di interesse e particolarità lungo il percorso:

Il cimitero degli inglesi Costruito nel 1820 e più volte rimaneggiato, il camposanto è conosciuto anche come il “Cimitero degli inglesi” per diversi britannici qui accolti negli anni. La cappella cimiteriale, sul lato sud, in fronte all’ingresso, è stata edificata nel 1931 su disegno del celebre scultore milanese Giannino Castiglioni (1884-1971), autore di molte pregevoli opere, fra cui una delle porte del Duomo di Milano; suo figlio Achille, è stato il padre riconosciuto del design italiano. Nella pace del Parco delle Rimembranze, fermandoci un attimo a meditare, si può godere di uno dei migliori panorami sull’intero bacino centrale del Lario.  “I cimiteri del lago stanno spesso a mezza costa, appena fuori dall’abitato e ogni funerale è un camminare tranquillo… Se c’è stato il vento, dal sentiero del cimitero, pieno di erbe profumate, si vede la riva opposta avvicinata come una parete domestica.”( Bruno Bianchi – 1979 “Il Lago di Lecco” Fratelli Alinari Firenze) “Esattamente come ancor oggi, nei paesi della provincia italiana, il camposanto è il termine obbligato di ogni passeggiata serale…” (Giorgio Bassani “Il Giardino dei Finzi – Contini” Mondadori, Milano – 1962)

La sorgente del Fiumelatte

La Capuana Poco oltre il Fiumelatte è la famosa Capuana, villa stata fabbricata da Ercole Sfondrati fin dal 1600 e posseduta dal duca Serbelloni:” quivi presso è l’Uga, bellissima scaturigine di chiare, fresche e dolci acque la cui quantità non si altera nè per effetto di grandi piogge nè per rara secchezza di stagione. Bello a vedersi è l’antro, ornato di allori, da cui sgorga la fonte che scorre a dar movimento ad alcuni molini e poi si perde nel lago; tal fonte puossi deviare ed introdurla a piacimento nel giardino della Capuana mediante una grotta artificiale di tufo e poscia farla balzare da una gradinata a formar graziose cascatelle. Boldoni pensò che la Villa di Plinio detta Commedia sorgesse qui nel sito della Capuana.” (Pietro Turati, Antonio Gentile “Como e il suo lago” Tip. Giorgetti 1858 Como). Quando venne costruita la strada cosiddetta militare, nei primi anni del secolo XIX, la villa Capuana venne dalla medesima strada divisa in due.

La Valvacchera “Sgobbare come asini, assieme agli asini e mescolare al loro sudore il proprio sudore, per sopravvivere al freddo dei monti, allo scarso raccolto delle pendici piene di vento più che di sole…Dalle pendici dei monti non precipitavano solo i sassi, ma si trascinavano le fascine e i tronchi di faggio, di castagno e di acero: a spalla, sui muli, sugli asini, poi sulle slitte che hanno lucidato i selciati. Quando le pendici vennero sistemate a gradoni per coltivare il grano, la segale, l’orzo, il grano saraceno e poi la vite e il granoturco, allora nacquero i sentieri tutti a gradoni che collegavano e collegano ancora la montagna, fino a 1200 m., con la riva del lago. Le fascine ed i sacramenti…finiscono finalmente alle rive, a formare nuove cataste, proprio a fianco del sentiero che dalle montagne arriva fino al pelo dell’acqua. Verranno caricate sulle barche dagli stessi liberi pensatori che le hanno trascinate fin laggiù o da altri del tutto simili a loro per la dimensione delle mani, per i peduli di stoffa e per lo stesso grado di confidenza con la divinità.” (Bruno Bianchi – 1979 – “Il  Lago di Lecco” Fratelli Alinari Firenze) E così anche la Valvacchera, un tempo, veniva usata dai montanari di Esino per far rotolare a valle il legname dei loro boschi che, giunto al lago, veniva caricato sui comballi attraccati al piccolo molo che sorgeva ai piedi della valle, verso i più disparati impieghi.

Il Castello di Lierna “…il vecchio agglomerato di case con piccoli giardini ed orti a lago sorto su di una caratteristica penisoletta, conserva ancora qualche traccia del vetusto maniero che nel Medioevo, protetto da alte mura, fu teatro e testimonio di lotte cruente, di furiosi assalti portati dalle flotte dei Comaschi, dei Milanesi, dei Torriani, dei Visconti e, nel XIII secolo, dalle navi di Gian Giacomo de’ Medici, detto “il Medeghino”, signore di Musso e dell’alto Lario. Frontistante il “Castello” e con l’abside verso il lago la bella chiesetta di San Maurizio, che denota caratteristiche romaniche a dispetto dei non sempre sinceri restauri subiti…” (Enzo Venini – “TUTTOVARENNA” Anno II n° 4 agosto 1969 ) Nel 2005 un minuzioso e attento ripristino, ha riportato la chiesetta all’antico splendore.

Scarica la brochure:  Sentiero del Viandante Varenna – Lierna

SENTIERO CHE DA VARENNA SALE AD ALBIGA

Tempo di percorrenza: una giornata (tenendo conto delle varie soste) Periodo consigliato: autunno, primavera

Il tracciato, ricalcando sino a Cappella Maglia un breve tratto del Sentiero del Viandante – che da Varenna prosegue verso Bellano – raggiunge la spianata erbosa del monte Albiga (m. 864).

Punti di interesse e particolarità lungo il percorso:

Il Castello di Vezio

Le cave di marmo nero di Varenna L’abate Amoretti, nel 1824, affermò trattarsi ”di quel duro e vago marmo che diciamo occhiadino, perché sembra di tanti occhi formato; ed è composto di marmo nericcio e di spato bianco, che pur talora occupa i vani de’ corpi marini che v’erano frammisti”. Davide Bertolotti, nel 1821, annotava nel suo Viaggio al lago di Como: ”Rademmo poscia le cave de’ marmi, i cui strati, sovrastando quasi per linea perpendicolare al lago, disagevol fanno e risicoso il lavoro dell’estrazione; talchè spesso ne vedi gli operaj, attaccati in aria con funi, picchiar co’ ferri il duro masso, sospesi sul precipizio”.

La croce di Cadriano Cestaglia è dominata dal “Sasso di Cadriano” (m. 458) con la sua croce. Narrano che alla fine del secolo scorso, quando Regoledo era più che una piccola frazione, il macellaio del paese durante una lite furibonda, uccise un compaesano. Seppur ciò avvenne per legittima difesa, con la coscienza gravata da un tal peccato l’uomo, prima di fuggire, eresse un segno di espiazione questa croce. Abbattuta dai fulmini, venne successivamente reinnalzata agli inizi degli anni ’20 da un gruppo di giovani emigranti del luogo, prima di partire verso le “Americhe”.

Il Monte Albiga È la cima dello sperone Nord Ovest del Monte S. Defendente ed è in sostanza un culmine di rocce coperto da una folta vegetazione, al margine di due vaste conche erbose. Alla sommità (m. 915), coperta da una rigogliosa boscaglia di maggiociondolo, quercia e sorbo dell’uccellatore, si giunge per una traccia di sentiero.

Scarica la brochure:  Sentiero da Varenna a Albiga di Perledo

Copyright foto copertina: Luca Casartelli

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